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Full text of "La figlia di Iorio : tragedia pastorale"

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IO  VEHDITfl 


ALBEIJTOFRANCHETTI 

LA 
FICgLIA  DI  lOIjIO 


TRAGEDIA  PA5TO^V^LE  IN  TìiE  ATTI  DI 

Q\BIlIELEX)ANNVN?IO 
éb  EDIZIONI  RieRPI  (S) 


MV.  STANISLAO 


ROSS 


Proprietà  per  tutti  i  paesi» 

Deposto   a  norma  dei   trattati   internazionali* 

(Copyright  J90é,  by  G.  Ricordi  &  Co.) 

Tutti  i  diritti  di  esecuzione^  rappresentazione,  riproduzione, 

traduzione  e  trascrizione  sono  riservati, 

5^*         t^^        t^* 

G.  RICORDI  &  C,  editori  6!i  musica  in  Milano,  hanno  acquistato  la  pro- 
prietà esclusiva  del  diritto  di  stampa  e  vendita  del  presente  melodramma, 
e  a  termini  della  legge  sui  diritti  d^  autore,  diffidano  qualsiasi  editore  o 
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riservandosi  ogni  più  lata  azione  a  tutela  della  loro  proprietà» 

(in2J5) 


LA  FIGUAi^'IORIO 

ALBEflTO  FRANCHEtTl 

(SABF^IELE  DANNVN^IO 
ATTO  PRIMO/!^ 


Si  vedrà  una  stanza,  di  terreno  in  una  casa  rustica*  La  porta 
grande  sarà  apetìa.  su  Taia  assolata;  e  vi  sarà  tesa  una  banda 
di  lana  scarlatta  per  traverso,  a  impedimento  del  passo,  e  alla 
banda  saranno  poggiati  un  bidente  e  una  conocchia;  e  presso 
un  degli  stipiti  penderà  una  croce  di  cera,  contro  i  maleiizii* 
Un  uscio  chiuso,  con  T architrave  adornato  di  mortella,  sarà 
nella  parete  a  man  dritta;  e  lungh'essa  la  parete  saranno  tre 
arche  di  legname*  A  manca,  nella  grossezza  del  muro,  sarà  un 
camino  con  la  sua  cappa  molto  prominente;  e,  poco  più  in  là, 
un  usciuolo;  e,  quivi  presso,  un  telaio*  E  vi  saranno  nella  stanza 
varii  utensili  e  suppellettili,  ai  loro  luoghi,  come  stipi,  scancìe, 
trespoli,  aspi,  fusi,  matasse  di  canapa  e  di  lana  appese  a  una 
cordella  tirata  fra  due  chiodi,  mortai,  boccali,  scodelle,  alberelli 
e  fiasche  fatti  di  zucche  votate  e  secche*  E  vi  sarà  una  madia 
vecchissima  che  porterà  scolpita  Fimagine  di  Nostra  Donna;  e 
vi  sarà  Sorcio  dell* acqua,  e  il  desco*  Al  soffitto  sarà  sospesa 
con  funi  una  lunga  tavola  carica  di  caci*  Due  finestrette  infer- 
riate, alte  dal  terreno  quattro  o  cinque  braccia,  faranno  lume 
ai  lati  della  porta  grande"^  e  ciascuna  avrà  la  sua  spiga  di  me- 
liga rossa,  contro  i  malefizii* 


La  Figlia  di  Iorio 


Splendore,  Fa  vetta  e  Ornella,  le  ire  sorelle,  saranno 
in  ginocchio  damanti  alle  ire  arche  del  corredo  nuziale,  chine 
a  scegliere  le  'vesiimenia  per  la  sposa*  La  loro  fresca  par- 
laiura  sarà  quasi  gara  di  canzoni  a  maiiuiino. 

Le  Tre  Sorelle 

Che  vitoi  ìiSf  Vienda  nostra? 

Ornella 

Che  vuoi  ìUf  cognata  cara? 

Favetta 

Viioi  la  veste  tua  di  lana? 

Le  Tre  Sorelle 

O  vuoi  tu  quella  di  seta 
a  fioretti  rossi  e  gialli? 

Ornella 

Tutta  di  verde  mi  voglio  vestire, 

tutta  di  verde  per  Santo  Giovanni, 

che  in  mezzo  al  verde  mi  venne  a  fedire**.. 

Oilì,  oilì,  oilà! 

Splendore  e  Favetta 

Ecco  il  busto  dai  belli  ricami 
con  la  tua  pettorina  d^  argento* 

Le  Tre  Sorelle 

Tutta  di  verde,  la  camera  e  i  panni* 

Oilì,  oilì,  oilà! 

Splendore 

Che  vuoi  tu,  Vienda  nostra? 

Favetta 

Che  vuoi  tu,  cognata  cara? 


Atto  Primo 


Ornella 

I  pendenti  e  la  collana 
e  il  nastrino  chermisi* 

Splendore 

Ora  suona  la  campana, 
la  campana  di  mezzodì* 

Favetta 

Ora  viene  il  parentado 
a  portarti  le  canestre* 

Ornella  e  Splendore 

Le  canestre  di  grano  trimestre* 

Le  Tre  Sorelle 

E  tu,  ecco,  non  sei  pronta! 

Ornella 

Oh  Aligi,  Aligi,  e  tu? 

Splendore 

Di  velluto  ti  vestirai? 

Favetta 

Vuoi  dormir  settecenti  anni 
con  la  bella  sonnacchiosa? 

Le  Tre  Sorelle 
SiSf  Vienda!  Su,  capo  d'oro, 
guardatura  di  vinca  pervinca! 
Or  si  falcia  alla  campagna 
Quella  spiga  che  ti  somiglia* 

Splendore 

La  madre  ci  disse:  Andate* 

Splendore  e  Favetta 
Tre  olive  avevo  con  meco* 


La  Figlia  di  Iorio 


Ornella 

Ot  m^ho  anche  una  susina* 

Le  Tre  Sorelle 

Ho  tre  figlie  ed  una  figlia* 

Su,  Vienda,  chiara  susina! 
Che  t^  indugi?  Scrivi  al  Sole 
una  lettera  turchina 
perché  oggi  non  si  colchi? 

Si   sgranerà  in  risa  la  canzone  delle  tre  sorelle,  mentre  dall^usciuolo  entrerà 
la  madre  loro,  Candia  della  Leonessa» 

Candia  della  Leonessa 

Ah  cicale,  mie  cicale, 

una  a  furia  di  cantare 

è  scoppiata  in  cima  al  pioppo* 

Or  non  cantano  più  i  galli 

a  destar  chi  dorme  troppo* 

Ora  cantan  le  cicale, 

tre  cicale  di  mezzogiorno, 

che  m^han  preso  un  uscio  chiuso 

per  un  albero  di  fronda! 

Ma  la  nuora  non  ascolta* 

Oh  Aligi,  Aligi,  figlio! 

L^ uscio  si  aprirà»  E  apparirà  Io  sposo  imberbe?    che    darà  il    suo  saluto  con 
voce  grave  ed  occhi  fissi,  religiosamente» 

Alici 

Laudato  Gesù  e  Maria! 

E  voi,  madre  che  mi  déste 

questa  carne  battezzata, 

benedetta  siate,  madre* 

Benedette  voi,  sorelle, 

fiore  del  sangue  mio* 

Per  voi,  per  me,  la  croce  mi  faccio 

in  mezzo  al  viso  dove  non  passi 

il  falso  nemico  né  morto  né  vivo, 

né  malo  sudore  Io  bagni  né  pianto* 

Padre,  Figliuolo  e  Spirito  Santo! 

Le  sorelle  si  segneranno  e  passeranno  la  soglia  recando  le  vestimenta»  Aligi 
si  appresserà  alla  madre,  come  trasognato» 


Atto  Primo 


Candia 

Carne  mia  viva^  ti  tocco  la  fi^onte 
con  questo  pane  di  pura  farina* 
Io  ti  tocco  la  fronte  che  sia  chiara, 
ti  tocco  il  petto  che  sia  senz^affanni, 
e  questa  spalla  ti  tocco  e  quest^  altra 
che  ti  reggan  le  braccia  alla  fatica 
e  la  tua  donna  vi  posi  la  gota* 
E  che  Cristo  ti  parli  e  che  tu  Toda! 

Con  un  panello  la  madre  farà  il  segno  della  croce  sul  figlio  che  sarà  caduto 

in  ginocchio  dinanzi  a  lei. 

Si  udrà  lontano  un  clamore  selvaggio. 

Alici 

Madre,  e  chi  è  che  grida  così  forte? 

Candia 

I  mietitori  fanno  T  incanata* 

Dalla  pazzia  del  sole  Iddio  li  scampi, 

figlio,  e  dal  sangue  li  guardi  il  Battista! 

Alici 

E  chi  mai  tese  quella  fascia  rossa? 
Perché  non  entri  la  cosa  malvagia, 
ah,  ponete  baratro  e  il  carro  e  i  buoi 
contra  la  soglia,  e  le  pietre  e  le  zolle, 
la  Maiella  con  tutta  la  sua  neve! 

Candia 

Figlio,  che  nasce  neir anima  tua? 

Alici 

Madre,  madre,  dormii  settecenti  anni, 
settecenti  anni  ;  e  vengo  di  lontano* 
Non  mi  ricordo  più  della  mia  culla* 

Candia 

Figlio,  che  hai?  Deh  come  strano  parli! 
O  Vergine  Maria,  datemi  grazia! 

La  sposa  apparirà  su  la  soglia^  vestita  di  verde,  sospinta  dalle  tre  cognate. 


JO  La  Figlia  di  Iorio 

Le  Tre  Sorelle 

Ecco  la  sposa*  U  abbiamo  vestita 
con  r  allegrezze  della  primavera* 
Uoro  e  Inargento  nella  pettorina^ 
ma  nel  resto  color  d^erba  serena* 
Voi  prendetela  nelle  vostre  braccia, 
o  cara  madre,  e  voi  la  consolate! 

Candia 

Nuora,  nuora,  segnai  con  questo  pane 
il  sangue  mio;  ed  ecco,  ora  Io  spezzo* 
Portami  pace  e  non  portarmi  guerra* 

Le  Tre  Sorelle 

Così  sia,  madre*  Baciamo  la  terra* 

Si  chineranno,  toccheranno  la  terra  con  la  destra»  e  questa  recheranno  alle 
labbra»  Aligi  sarà  prostrato  come  chi  prega,  in  disparte» 

Candia 

O  nuora  mia,  per  la  tua  casa  nova 
sii  come  per  il  fuso  il  fusaiuolo, 
come  per  il  telaio  la  navicella* 

Le  Tre  Sorelle 

Così  sia,  madre*  Baciamo  la  terra* 

Candia 

Come  t^ho  messa  in  mezzo  al  pane  mondo 

così  ti  metto  in  mezzo  al  core  mio, 

per  questa  vita  e  per  la  vita  eterna* 

Le  Tre  Sorelle 

Così  sia,  madre*  Baciamo  la  terra* 

La  nuora  chinerà  il  volto  lacrimoso  sul  petto  della  suocera  che  la  cingerà  con 
ambe  le  braccia  tenendo  tuttavia  nell^una  mano  e  nell^altra  le  due  parti  del  pane» 

Ornella 

Ecco  le  donne!  Ecco  le  donne!  Vengono* 

Vienda  s^  asciugherà  il  volto  col  grembiale»   Poi  nel  grembiale,  preso  per  le 
e  Deche,  riceverà  dalla  suocera  il  pane  spezzato» 


Atto  Primo  n 


Candia 

Ora,  siif  vieni*  Siediti  sul  trespolo* 
Oh  Aligi^  e  tu  anche*  Vieni*  Svegliati* 
Ut^na  di  qi^a,  T  altro  di  là*  Sedetevi* 

Ella  e  Splendore  porranno  due  trespoletti  contro  gli  stipiti^  e  sopravi  faranno 
sedere  gii  sposi;  che  composti  e  immobili  si  guarderanno»  Ornella  e  Favetta 
spieranno  dalla  soglia  della  porta  esterna,  al  sole  ardente» 
La  prima  delle  donne  con  I^  offerta  frumentaria  apparirà  nel  vano  della  porta 
soffermandosi  dinanzi  alla  cintura  tesa. 

Le  donne  porteranno  sul  capo  una  canestra  di  grano  adorna  di  nastri  variati 
e  sul  grano  un  pane  e  fitto  nel  pane  un  fiore»  Ornella  e  Favetta  prende- 
ranno le  estremità  della  banda  vermiglia,  cui  rimarran  poggiati  il  bidente 
forbito  e  la  conocchia  col  pennecchio;  e  le  terranno  in  pugno  a  preclu- 
dere il  passo» 

Il  Coro  delle  Parenti 
Ohé^  chi  guarda  il  ponte? 

Le  Sorelle 

Amore  e  Ciecamore* 

Il  Coro  delle  Parenti 

10  passare  Io  voglio* 

Le  Sorelle 

Voler  non  è  valore*  * 

11  Coro  delle  Parenti 
Ti  do  i^n  tari  d^argento* 

Le  Sorelle 

Poco!  Non  son  contento* 

Il  Coro  delle  Parenti 

Ti  do  un  ducato  d^oro, 
e  per  giunta  il  ristoro* 

Una  delle  donne  darà  una  moneta  a  Ornella ,  che  la  riceverà  nella  palma 
sinistra,  mentre  le  altre  portatrici  di  canestre  sopraggiunte  si  aduneranno  sul 
limitare»  I  due  sposi  resteranno  seduti  sui  trespoli  aspettando  in  silenzio» 


M  La  Figlia  di  Iorio 


Le  Sorelle 

Passate,  Signoria, 
con  vostra  compagnia* 

Ornella  riporrà  in  seno  il  tributo  e  toglierà  la  conocchia,  Favetta  toglierà  il 
bidente,  poggiando  contro  gli  stipiti  i  due  emblemi  rurali,  Ornella  trarrà  verso 
di  se  la  cintura  che,  agitata,  serpeggerà  nell^aria  come  un  vessilletto.  Le 
donatrici  entreranno  l'una  dopo  I^altra,  in  fila,  con  le  canestre  sul  capo. 

Il  Coro  delle  Parenti 

Pace  a  te,  Candia  della  Leonessa* 
Pace  al  figlio  di  Labaro  di  Roio* 
Pace  alla  sposa  che  gli  ha  dato  Cristo* 

Una  delle  parenti  deporrà  la  sua  canestra  ai  piedi  della  sposa;  prenderà  un 

pugno  di  grano  e  Io  spargerà  sul  capo  di  lei;  ne  prenderà  un  altro  pugno  e 

Io  spargerà  sul  capo  del  giovine. 

Si  udranno  le  grida  dei  mietitori.  Vi  si  mescerà   or  sì  or  no    il  suono    delle 

campane. 

Questa  è  la  pace  -che  vi  manda  il  Cielo* 

E  che  i  capegli  vi  si  faccian  bianchi 

su  ristesso  guanciale,  in  gran  vecchiezza! 

Questa  è  la  pace  e  questa  è  Tabondanza* 

La  seguente  ripeterà  la  cerimonia;    le  altre  resteranno  in    fila  aspettando  la 
lor  volta,  con  le  canestre  sul  capo,  L^ultima,  la  madre  della  sposa,  starà  an- 
cora presso  la  soglia,  soffermata;  e  col  lembo  del  grembiale  si  asciugherà  le 
gocce  del  pianto.  Crescerà  la  sciarra  dei  mietitori  e  sembrerà  avvicinarsi, 
Scoppieranno  d^improvviso  grida  di  donna  nell'aia  riarsa. 

La  Voce  della  Sconosciuta 
Aiuto,  per  Gesù  Nostro  Signore! 
Gente  di  Dio,  gente  di  Dio,  salvatemi! 

In  corsa,  ansante  di  fatica  e  di  spavento,  coperta  di  polvere  e  di  pruni,  una 
donna  col  volto  tutto  nascosto  dall' ammantatura  entrerà  per  la  porta  aperta 
e  si  ritrarrà  in  un  canto,  dalla  parte  avversa  a  quella  degli  sposi,  presso  il 
focolare  inviolato. 

La  Sconosciuta 
Gente  di  Dio,  salvatemi  voi! 
La  porta!  Chiudete  la  porta! 
Mettete  le  spranghe!  Son  molti, 
hanno  tutti  la  falce*  Son  pazzi, 
son  pazzi  di  sole  e  di  vino, 
di  mala  brama  e  di  vituperio*** 


Atto  Primo  13 


Salvatemi!  La  porta,  chiiìdete 

la  porta!  Son  p2izzu  Entreranno* 

Aiuto,  per  Santo  Giovanni, 

per  Maria  dei  Sette  Dolori, 

per  r anima,  mia,  per  Inanima  vostra! 

Aiuto  per  queste  innocenti, 

per  quel  grano  che  fu  benedetto! 

Ella  starà  sola  presso  il  focolare»  Tutte  le  altre  donne  saranno  adunate  dalla 
parte  avversa.  Vienda  sarà  stretta  al  fianco  della  sua  madre,  e  da  presso 
avrà  la  sua  matrina»  Aligi  sarà  in  piedi,  fuori  dello  stuolo  donnesco?  e  gua- 
terà senza  batter  ciglio,  poggiato  alla  sua  mazza.  Subitamente  Ornella  si 
precipiterà  alla  porta,  chiuderà  le  imposte,  metterà  la  spranga.  Un  mormorio 
inimichevole  correrà  nel  parentado. 

Ah,  dimmi  come  ti  chiami, 
ch^io  possa  lodare  il  tuo  nome, 
tu  che  alla  pietà  fosti  la  prima, 
tu  che  sei  la  più  giovanetta! 

Affranta  ella  si  lascerà  cadere  su  la  pietra  del  focolare?  e,  tutta  curva  in  se 
medesima,  con  il  viso  quasi  tra  le  ginocchia,  romperà  in  singhiozzi.  Ma  le 
donne  resteranno  adunate,  in  guisa  di  greggia,  diffidenti.  Soltanto  Ornella 
farà  un  passo  verso  la  sconosciuta. 

Il  Coro  delle  Parenti 

Chi  è  costei.  Santa  Vergine? 
Or  sventra  così  nelle  case 
della  gente  di  Dio  timorata? 
E  tu,  e  tu,  Candia,  che  dici? 
Or  lascerai  chiusa  la  porta? 
Ti  reca  la  mala  ventura 
la  cagna  randagia,  per  certo* 

(a  Vienda) 

Figliuola  mia.  San  Luca  ti  guardi* 

•    Ornella 


Affannata  sei,  creatura* 

Sei  piena  di  polvere,  e  tremi* 


Favetta  e  Splendore  usciranno  dallo  stuolo  e  seguiranno  Ornella.  Le  tre 
giovinette  staranno  in  piedi  davanti  alla  sconosciuta  che  resterà  curva  nel- 
I^ambascia.  » 


14  La  Figlia  di  Iorio 

Le  Sorelle 

Vuoi  un  sorso  d^acqua  e  di  vino? 
Ti  vuoi  rinfrescare  la  faccia? 
Sei  di  questo  paese?  o  di  dove? 

Ornella 

Venivi  di  molto  lontano? 

splendore  prenderà  un  boccaletto,  attingerà  l'acqua  dall'orcio,  verserà  il  vino 
dalla  fiasca,  mescendoli- 
La  donna  solleverà  a  poco  a  poco  la  faccia  nascosta    ancóra   dall' ammanta- 
tura.  Ornella  le  offrirà  il  ristoro. 

Le  Sorelle 

Bevi,  creatura  di  Cristo* 

S'udrà  venire  dall'aia  uno  scalpiccio  di  piedi  scalzi,  e  un  vocio  confuso. 
La  sconosciuta,  ripresa  dal  terrore,  non  berrà  ma  poserà  il  boccaletto  su  la 
pietra  del  focolare»  Balzerà  in  piedi,  e  si  rifugerà  di  nuovo  nel  canto  con 
gran  tremito» 

La  Sconosciuta 

Eccoli!  Eccoli!  Vengono*  M^ hanno 
cercata*  Mi  vogliono  prendete* 
Non  parlate,  non  rispondete, 
per  misericordia!  Crederanno 
la  casa  deserta,  e  se  n^  andranno* 

Il  Coro  dei  Mietitori  davanti  la  porta 

—  La  casa  di  Labaro!  Certo 
che  qui  è  entrata  la  femmina* 

—  Hanno  chiusa  la  porta,  hanno  chiusa! 

Un  Mietitore 
Donna  de  fori  terra. 

Il  Coro  dei  Mietitori 

Sfratta  mo!  Sfratta! 
Un  Mietitore 
Facemo  serra  serra* 

Il  Coro  dei  Mietitori 

Sfratta  mo!  Sfratta! 


Atto  Primo  15 


Un  Mietitore 
A  questo  vicinato 

Il  Coro  dei  Mietitori 

Sfratta  mo!  Sfratta! 
Un  Mietitore 
Oc  ^no  lupo  acquattato* 

Il  Coro  dei  Mietitori 

Sfratta  mo!  Sfratta! 
Un  Mietitore 
Lo  lupo  tene  fame* 

Il  Coro  dei  Mietitori 

Sfratta  mo!  Sfratta! 
Un  Mietitore 
Abbass^hai  da  calare* 

Il  Coro  dei  Mietitori 

Sfratta  mo!  Sfratta! 
Un  Mietitore 
Dico  a  te^  scrofa  pazza* 

Il  Coro  dei  Mietitori 

Sfratta  mo!  Sfratta! 
Un  Mietitore 
Se  no,  c^è  la  capezza* 

Il  Coro  dei  Mietitori 

Sfratta  mo!  Sfratta! 

Su  I^ultimo  ritornello  della   canzone   di   spregio,  i   mietitori   batteranno   alla 
porta  con  grida  e  invocazioni  interrotte. 


—  O  Candia  della  Leonessa, 
ricetto  tu  dai  a  bagasce? 

—  Se  c^è  la  femmina,  aprite, 
che  la  mettiam  su  la  bica* 


J6  La  Figlia  di  Iorio 

—  Menatela  fuori,  menatela, 
che  la  vogliamo  conoscere* 

—  Alla  bica!  Alla  bica!  Alla  bica! 

I  mietitori  batteranno  e   schiamazzeranno»   Aligi  si  moverà^    e   andrà   verso 
la  porta. 

La  Sconosciuta  implorando 

Giovine,  giovine,  abbi  pietà! 
Abbi  pietà!  Non  aprire! 

Un  gran  furore  agiterà  le  donne  del  parentado,  ma  elle  si  ratterranno. 

Il  Coro  delle  Parenti 

Apri,  Aligi,  apri  la  porta 

per  quanto  ci  passi  costei* 

Afferrala  e  cacciala  fuori* 

Poi  richiudi  e  spranga*  E  laudato 

sia  Gesù  Nostro  Signore* 

E  sabato  sia,  per  le  streghe* 

II  pastore  si  volgerà  all^ ammantata ,  irresoluto,   Ornella  si  frapporrà  e  l'ar- 
resterà; farà  il  segno  del  silenzio,  andrà  alla  porta. 

Ornella 

Chi  è  che  batte  alla  porta? 

Il  Coro  dei  Mietitori 

—  Silenzio!  Silenzio!  Silenzio! 

—  Di  dentro  qualcuno  risponde* 

—  O  Candia  della  Leonessa, 

sei  tu  che  rispondi?  Apri!  Apri! 

—  Siamo  i  mietitori  di  Norca, 
la  compagnia  di  Cataldo* 

Ornella 

Non  sono  Candia*  Candia  ha  faccenda* 

Uscita  è  per  tempo  stamane* 

Una  Voce 

E  tu?  tu  allora  chi  sei?  . 

Ornella 

lo  sono  di  Lazaro,  Ornella* 


Atto  Primo  J7 


Il  Coro  dei  Mietitori 
Apri,  che  vogliamo  vedere* 

Ornella 

Aprire  non  posso*  La  mia  madre 
m^ha  chiusa,  e  col  parentado 
uscita  se  n^è  per  le  nozze* 

D^improvvisot  in  alto,  alla  finestra  inferriata,  si  vedranno  due  mani  villose 
afferrare  le  sbarre  e  la  faccia  bestiale  di  un  mietitore  apparire. 

Il  Mietitore  urlando 

Capoccio,  la  femmina  c^è! 
E  dentro,  è  dentro!  La  zita 
ci  volea  gabbare,  la  zita* 
La  femmina  c^è*  Ecco,  è  là, 
là  nel  canto*  La  vedo,  la  vedo* 

Il  Coro  dei  Mietitori 

—  Se  c^è  la  femmina,  aprite, 
che  vi  fa  vergogna  tenerla* 

—  Menatela  fuori,  menatela, 
che  le  daremo  la  sapa* 

—  Aprite,  aprite,  su,  e  a  noi  datela* 

—  Datecela  che  la  vogliamo* 

—  Alla  bica!  Alla  bica!  Alla  bica! 

Picchieranno  e  schiamazzeranno.  Dentro,  le  donne  si  agiteranno  sbigottite. 
La  sconosciuta  resterà  laggiù  nell'ombra,  sembrerà  che  si  sforzi  di  seppel- 
lirsi nel   muro. 

Il  Coro  delle  Parenti 

—  Aiutaci,  Vergine  santa! 

—  Ci  dai  tu  questa  vigilia, 
o  Santo  Giovanni  Battista! 

—  Questo  danno  ci  dai,  questo  scorno 
ci  dai.  Decollato,  oggi  in  punto! 

Il   Mietitore    aggrappato  alIe  sbarre 

O  Candia  della  Leonessa, 
sai  tu  chi  ricetti  in  tua  casa 
con  la  tua  nuora  novella? 


J8  La  Figlia  di  Iorio 


Il  Coro  dei  Mietitori 

La  figlia  di  Iorio,  la  figlia 
del  mago  di  Godrà  alle  Farne* 


Il  Mietitore 

Mila,  intendi?  Mila  di  Godrà, 

la  svergognata  che  fece 

da  bandiera  a  tutte  le  biche* 

Il  Coro  dei  Mietitori 

Menatela  fuori,  menatela, 
che  la  vogliamo  conoscere* 

Aligi  pallidissimo  si  avanzerà   verso  la  misera   che   starà   rannicchiata   nel- 
Tombra;  e  le  strapperà  di  dosso  I^ammantatura  scoprendole  il  volto. 

Mila 

No,  no,  non  è  vero*  Menzogna! 

Le  tre  sorelle  si  copriranno  gli   orecchi  con   ambe   le  palme  quando   il  mie- 
titore riprenderà  a  dir  vitupero» 

Il  Mietitore  < 

Aspetta,  aspetta,  Gandia,  il  tuo  uomo; 

e  vedrai*  Bendato  ei  ti  torna, 

certo*  Stamane,  nel  campo 

di  Mispa,  Lazaro  ha  fatto  lite 

con  Rainero  deirOrno, 

per  chi?  per  la  figlia  di  Iorio* 

Il  mietitore  lascerà  le  sbarre   e  scomparirà,   saltando   a  terra,   tra   Io  schia- 
mazzo della  compagnia. 

Candia,  rimasta  seduta  su  una  delle  arche  nuziali,  taciturna  in  gran  tristezza, 
si  alzerà,  e  s^avanzerà  verso  la  perseguitata  con  ira  subitanea. 

Candia 

Vattene,  vattene,  figlia 
di  mago*  Vattene  ai  cani* 
Nella  mia  casa  io  non  ti  voglio* 
Aligi,  Aligi,  apri  la  porta! 


Atto  Primo  J9 


Mila 

Pietà!  Non  io,  non  io  cercai  la  via 
nella  t«a  casa,  cieca  di  spavento» 
Cristo  mi  scorse,  Cristo  che  nel  vento 
raccolse  il  grido  deir  anima  mia* 

Pietà,  madre  d^OrnelIa*  Egli  che  vede 
qui  mi  condusse,  al  focolare  santo* 
Pietà!  La  pietra  laverò  col  pianto, 
la  terra  bacerò  sotto  il  tuo  piede* 

Per  Inacqua  e  il  vino  che  m^ offerse  Ornella, 
pel  pane  puro  che  hai  tu  stessa  intriso, 
pei  Martiri  beati  in  Paradiso 
pietà,  pietà  di  questa  poverella! 


Alici 

O  madre,  chi  la  vita  mia  si  beve? 

Ahi,  la  mia  forza  è  come  un^  ombra  smorta* 

Porre  dovevi  contro  quella  porta 

la  montagna  con  tutta  la  sua  neve* 

Era  notte,  era  prima  del^aurora 

quando  si  mosse  per  le  vie  del  mondo* 

Era  notte,  il  mio  sonno  era  profondo* 

O  madre,  o  madre,  e  non  mi  sveglio  ancóra  ! 

Le  Tre  Sorelle 

Vergine  santa.  Vergine  clemente. 
Stella  dell^alba  e  Stella  della  sera* 
Consolatrice,  esaudi  la  preghiera, 
disperdi  il  male,  o  Vergine  potente! 

O  Regina  degli  Angeli  Maria, 
guarda  la  dolce  madre  e  il  buon  pastore 
e  il  nostro  capo!  Salva  dal  furore 
anche  colei  ch^è  sola!  E  così  sia* 


20  La  Figlia  di  Iorio 

Candia 

Miserete,  Gesù!  Santo  Giovanni, 
miserete  di  noi,  Battezzatote! 
Figlio,  non  odi?  Ti  si  è  fermo  il  cuore? 
Ah,  dormito  tu  hai  settecenti  anni  ! 

Donne,  è  vero*  Fu  fatto  il  tristo  incanto 
alla  mia  casa*  E  vana  ogni  parola* 
Deh  copritemi  il  capo,  e  ch^io  sia  sola 
per  piangere  su  me  tutto  il  mio  pianto! 

Il  Coro  delle  Parenti 

Candia,  t^è  fuggita  la  mente? 
O  Candia,  che  fai,  che  aspetti? 
Su,  Aligi,  trascinala  fuori! 
Non  vedi,  non  vedi,  o  demente, 
la  tua  sposa  che  par  che  si  muoia? 
Che  uomo  sei  tu?  T^è  fuggita 
di  dentro  le  tue  ossa  la  forza? 
o  nella  tua  bocca  la  lingua 
seccata  ti  s^è,  che  non  fiati? 
Su,  Aligi,  trascinala  fuori  ! 

I  mietitori  appariranno  aggrappati  alle  sbarre  delle  finestre,  con  accanimento 
implacabile. 

Il  Coro  dei  Mietitori 

Mila  ài  Codra,  uscire  t^è  meglio, 

che  oggi  scampare  non  puoi* 

Menatela  fuori,  menatela, 

che  vi  fa  vergogna  tenerla! 

Su,  su,  pecoraio!  Non  odi? 

Su,  daccela,  che  la  ^vogliamo, 

ed  anco  la  fiasca!  E  T usanza* 

La  fiasca,  la  fiasca  e  la  femmina! 

O  svergognata,  ti  sanno, 

ti  sanno  le  prode  dei  fossi! 

Sotto  di  te  mille  volte 

è  bruciata  la  stoppia,  magalda! 

Per  te  non  faremo  noi  lite* 

Non  ti  darem  sangue,  ma  caglio* 


Atto  Primo  21 


Aligi  scoterà  il  capo»    Un  misto  di  demenza  e  di  sgomento   gli    sconvolgerà 
la  faccia  rigata  dal  sudore»  Parlerà  come  chi  delira» 

Alici 

Femmine,  che  volete  da  me? 
ch^io  r  afferri  per  i  capegli? 
ch^io  la  trascini  sa  Taia? 
ch^io  la  getti  ai  cani  affamati? 
Bene,  sì,  Io  farò*  Farò  qtjesto* 

Aligi  si  avanzerà  verso  Mila  dì.  Godrà  ed  ella  si  rifugerà  presso  il  focolare. 

Mila 

Non  mi  toccare!  Peccato  fai 
contro  la  legge  del  focolare* 
Se  tu  mi  tocchi,  se  tu  m^  offendi, 
tutti  i  tuoi  morti  nella  tua  terra, 
avranno  orrore  di  te  in  eterno* 

Preso  il  boccale,  ella  verserà  il  vino  su  la  pietra  inviolabile»   Le  donne  al- 
lora getteranno  alte  strida» 

Il  Coro  delle  Parenti 

—  Ahi,  che  ha  magato  il  camino! 

—  Ha  messo  mistura  nel  vino, 
rho  vista,  rho  vista  in  un  lampo* 

—  Ha  magato,  ha  magato  il  camino! 

—  Ahi,  ahi,  che  la  casa  dà  crollo! 
Ahi,  quanto  pianto  qui  sarà  pianto! 

Il  Coro  dei  Mietitori 

—  Oh,  oh,  attaccate  riotta? 

—  Noi  siam  qui,  siam  qui  che  s^  aspetta* 

—  Pecoraio,  menala  fuori! 

—  Su,  su,  che  sfondiamo  la  porta* 

I  mietitori  balzeranno  giù  dalle  sbarre  a  terra,  in  tumulto» 

Forsennato  il  pastore  prenderà  per  un  de^  polsi  la  vittima  che  si  divincolerà 

gridando» 

Mila 

No,  no,  no!  Ti  danni,  ti  danni* 
Piuttosto  tu  schiacciami  il  capo, 
tu  battimi  il  capo  alla  spranga, 
poi  gettami  morta  di  fuori* 


22  La  Figlia  di  Iorio 


No,  no!  Su  te  il  castigo  di  Dio! 
Ornella,  Ornella,  difendimi* 

Ella  si  svincolerà  dalla  stretta,  e  fuggirà  verso  le  tre  sorelle  che  le  faranno 
riparo.  Cieco  di  furore  e  d'orrore.  Aligi  leverà  la  sua  mazza  sul  capo  di  lei 
per  colpirla.  Subitamente  le  giovanette  romperanno  in  gran  pianto.  Egli  s'ar- 
resterà, al  suono  del  pianto;  lascerà  cadere  a  terrà  la  mazza;  si  gitterà  gi- 
nocchioni, a  braccia  aperte. 

Alici 

Mercè  di  Dio!  Fatemi  perdonanza! 

L^ Angelo  muto  ho  visto,  che  piangeva; 

che  lacrimava  come  voi,  sorelle, 

che  lacrimava  e  mi  guardava  fiso* 

Mila  di  Godrà,  mia  sorella  in  Cristo, 

donami  perdonanza  dell^  offesa* 

Questi  fioretti  di  Santo  Giovanni 

io  te  li  metto  qui  davanti  ai  piedi* 

Egli  toglierà  dalla  sua  mazza  pastorale  i  garofani  e  gli  spicanardi  che  vi  son 
legati;  si  trascinerà  carpone  ai  piedi  della  straniera  e  quivi  lascerà  l'offerta,, 
mentre  la  donna  si  chinerà  verso  di  lui  dolcemente. 

Mila 

Da  me  t^è  perdonato  in  umiltà* 
E  del  tuo  nome  io  mi  ricorderò 
a  mezzodì,  ma  pure  mane  e  sera 
quando  pasturerai  su  la  montagna* 

Alcuni  mietitori  riabbrancheranno  le  alte  sbarre,  minacciosi. 

'    Il  Coro  dei  Mietitori 

—  Ehi  là,  ehi  là,  che  è  questo? 

—  Gosì  ci  volete  gabbare? 

—  E  noi  vi  sfondiamo  la  porta* 

—  Su,  su,  pigliamo  la  trave! 

—  Una  due  tre  volte,  e  poi  giùl 

Scompariranno.  E,  poco  dopo,  s'udrà  il  grido  roco  ond'essi  accompagneranno 
Io  sforzo  dell'alzare  il  peso.  Aligi  si  alzerà,  andrà  verso  la  porta,  e  chiamerà. 

Alici 

Mietitori  di  Norca,  apro  la  porta* 

Risponderanno  gli  uomini  con  un  clamore  concorde.  Il  suono  delle  campane 
continuerà  sul  vento.  Aligi  toglierà  la  spranga;  si  segnerà  in  silenzio;  poi 
spiccherà  dal  muro  la  croce  di  cera,  la  bacerà. 

Serve  di  Dio,  segnatevi  e  pregate* 

Tutte  le  donne  si  segneranno  e  s'inginocchieranno,  mormorando  la  litan 


Atto  Primo  23 


Il  Coro  delle  Parenti 

Kyrie  eleison* 
Christe  eleison* 
Kyrie  eleison* 
•  Christe  audi  nos* 
Christe  exaudi  nos**^ 

II  pastore  deporrà  la  croce  di  cera  su  la  soglia,  fra  la  conocchia  e  il  bidente? 
poi  spalancherà  la  porta»  Si  vedrà  nel  vano  divampare  il  sole  terribile  su  i 
mietitori  vestiti  di  lino. 

Alici 

Mietitori  di  Norca, 
questa  è  la  santa  Croce* 
Posta  rho  su  la  soglia 
perché  il  cuore  vi  torca 
dalla  malvagia  voglia 
e  dal  peccato  atroce* 
Laudato  sia  Gesù! 

I  mietitori  ammutoliti  si  scopriranno  il  capo. 

Iddio  s^è  manifesto* 
Iddio  m^ode*  Ho  veduto 
dietro  la  donna  affranta 
pianger  TAngelo  muto* 
Cristiani,  T  attesto 
su  questa  Croce  santa* 
Laudato  sia  Gesù! 

Le  donne  sempre  inginocchiate  seguiranno  sommessamente  la  litania.  Candia 
dirà  la  invocazione,  I^altre  risponderanno. 

Candia,  le  Tre  Sorelle,  il  Coro  delle  Parenti 
Mater  purissima,  ora  prò  nobis* 

Mater  castissima,  ora  prò  nobis* 

Mater  inviolata,  ora  prò  nobis*** 

I  mietitori  si  chineranno,  allungheranno  la  mano  a  toccare  la  croce,  porte- 
ranno la  mano  alle  labbra  j  e  s^  allontaneranno  silenziosi  per  la  campagna 
ardente.  Poggiato  allo  stipite,  prono,  il  pastore  li  seguirà  con  Io  sguardo. 
Nel  silenzio  s^udranno  voci  giungere  dal  sentiero. 

Una  Voce 

O  Lazaro  di  Roio,  torna  indietro! 


24  La  Figlia  di  Iorio 

Un'Altra  Voce 

Lazaro,  non  andare,  non  andare! 

II  pastore  sussulterà»  Sollevatosi,  facendosi  schermo  delle  mani,  guaterà  per 
la  luce  del  mezzodì» 

Candia  e  IL  Coro  delle  Parenti 
Virgo  veneranda,  ora  prò  nobis* 

Virgo  predicanda,  ora  prò  nobis* 

Virgo  potens,  ora  prò  nobis*** 

Aligi 

Padre,  padre,  che  hai?  Perché  bendato 
sei?  Tu  sanguini,  padre*  Su,  parlate, 
o  uomini  di  Dio!  Chi  Io  ferì? 

Lazaro  di  Roio  si  presenterà  davanti  alla  porta,  col  capo  bendato,  sostenuto 
alle  ascelle  da  due  uomini  vestiti  di  lino  come  i  mietitori»  Candia  interrom- 
perà la  litania  con  un  grido  e  balzerà  in  piedi,  guatando» 

Padre,  aspetta*  La  croce  è  su  la  soglia* 
Non  puoi  passare  senza  inginocchiarti* 
Se  il  sangue  è  ingiusto,  tu  non  puoi  passare* 

I  due  uomini  sosterranno  il  ferito  barcollante,  che  piegherà  i  ginocchi» 

Candia 

O  figlie,  figlie,  era  vero,  era  vero! 

Piangiamo,  figlie*  II  lutto  è  sopra  noi* 

Le  figlie  abbracceranno  la  madre»  Le  donne  del  parentado  poseranno  a  terra 
le  canestre,  prima  dì.  rialzarsi»  Mila  di  Codra  raccoglierà  il  suo  panno;  e, 
stando  ancora  prostrata,  se  I^ avvolgerà  intorno  al  capo  per  nascondersi  la 
faccia»  Poi,  quasi  strisciando  sul  terreno,  andrà  verso  la  porta,  presso  Io  sti- 
.pite  opposto  a  quello  ove  sarà  il  pastore»  Muta  e  rapida  si  drizzerà  in  piedi 
addossandosi  al  muro»  Quivi,  immobile  e  coperta,  aspetterà  il  momento  per 
dileguarsi» 


Si  vedrà  una  caverna  montana^  in  parte  rivestita  di  assi,  di 
stipa t  di  paglia,  largamente  aperta  verso  un  sentiere  petroso^ 
Si  discopriranno  per  F ampia  bocca  i  pascoli  verdi,  i  gioghi 
nevati,  le  nuvole  erranti*  Vi  saranno  giacigli  di  pelli  pecorine, 
deschetti  di  rozzo  legname,  bisacce,  otri  vuoti  e  pieni,  un  pan- 
concello per  lavorar  di  tornio  e  d'intaglio,  con  suvvi  l'asce,  il 
pialletto  lunato,  il  coltello  a  petto,  la  lima,  il  tagliolo,  altri  stru- 
menti, e  da  presso  le  cose  lavorate:  conocchie,  fusa,  mestole, 
cucchiai,  mortai,  pestelli,  cennamelle,  sùfoli,  candelieri;  un 
ceppo  di  noce  che  in  basso  apparirà  ancora  informe  nella  sua 
corteccia  e  in  alto  porterà  di  tutto  tondo  la  figura  dì  un  Angelo 
appena  digrossata  fino  alla  cintola  dallo  scalpello  ma  già.  con  le 
ali  quasi  rifinite*  Una  lampanetta  di  olio  d'oliva  àrderà,  dinanzi 
all'imagine  di  Nostra  Donna,  in  una  incavatura  della  rupe  come 
in  una  nicchia*  Una  cornamusa  penderà  quivi  accanto;  e  più 
sotto,  santificata  dalla  presenza  di  Colei  che  è  Salus  infirmo- 
ruTTLf  una  tenue  polla  d'acqua  sgorgherà  dal  sasso  raccoglien- 
dosi in  una  conca  naturale  scavata  dalla  stilla  perenne*  A  mano 
a  mano  la  profondità  della  caverna  si  andrà  oscurando,  nel 
declinare  del  giorno,  poco  dopo  l'equinozio  autunnale* 


26  La  Figlia  di  Iorio 


Alici  sarà  seduto  sopra  un  deschetto^  intento  a  intagliare 
con  suoi  ferri  il  ceppo  di  noce*  MILA  DI  CODRA  sarà  seduta 
di  contro  a  lui  e  lo  guarderà. 

Mila  di  Godrà 
Ma  stiè  mutolo  il  patrono 
ch^era  di  ceppo  di  noce, 
sordo  fue  il  legno  santo, 
Sant^  Onofrio  non  rispose* 

Alici 

O  Mila,  e  questo  anche  è  un  ceppo  di  noce* 

Rinverdirà,  Mila,  rinverdirà? 

Mila 

E  disse  allora  la  terza 

(miserere  di  noi.  Signore!) 

e  disse  allora  la  bella: 

*^  Ecco  pronto  Io  mio  cuore* 

Se  vuol  sangue  a  medicina, 
prendetelo  dal  cuor  mio; 
ma  di  questo  ei  non  s^  avveda, 
ma  di  questo  ei  non  s^  addìa*  „ 

Alici 

Mila,  Mila,  il  miracolo  ci  assolva! 

L^ Angelo  muto  ci  protegga  ancóra! 

Mila 

Sùbito  il  legno  getta  un  ramo, 
getta  un  ramo  dalla  bocca, 
getta  un  ramo  per  ogni  dito* 
Sant^ Onofrio  è  rinverdito! 

Alici 

Rinverdisca  per  noi  di  vita  eterna 
r Angelo  muto  e  ci  protegga  ancóra! 
Questo  vespro  per  te  come  un^  aurora 
splenda  alla  soglia  della  mia  caverna* 


Atto  Secondo  27 


O  Mila^  in  vóto  a  ptenàer  petdonanza 
andrò  dove  si  va  per  ogni  strada* 
Avrò,  se  Talba  sorga  o  il  giorno  cada, 
prima  ed  ultima  stella  la  speranza* 

O  Mila,  e  verrai  meco  a  fianco  a  fianco, 
dietro  il  mio  gregge,  verso  Roma  antica! 
A  chi  canta  è  la  via  senza  fatica* 
Chi  ama  e  spera  in  via  non  è  mai  stanco* 

Mila 

Convien  ch^io  vada  dall^  opposta  parte, 
compiè  miei  lesti  e  senza  la  speranza* 
Aligi,  f ratei  mio.  Inombra  s^ avanza; 
e  al  ferro  cieco  non  soccorre  Tarte* 

Odi  odi  il  canto  della  Compagnia 
che  s^ appressa  pel  varco,  odi  odi  il  canto! 
Va  verso  la  tua  casa,  ove  in  gran  pianto 
è  la  madre  pel  figlio  che  T  oblia* 

Passerà  dalla  casa  dov^  entrai* 
E  le  sorelle  piangeran  più  forte*** 
Su,  corri!  E  lascia  Mila  alla  sua  sorte* 
Manda  messaggio  che  ritornerai* 

Il  canto  dei   pellegrini  s*  approssimerà  pel    valico  della   montagna»    Apparirà 
alla  soglia  della  caverna  la  prima  compagnia  con  a  capo  il  Crocifero. 

Il  Coro  dei  Pellegrini 
O  Maria,  su  per  Io  monte 
noi  veniamo  alla  tua  fonte 
per  mondare  noi  dalPonte 
nella  grazia  tua  corrente* 

Tu  sei  fede,  tu  speranza 
da  cui  viene  consolanza, 
bene,  gioia  ed  allegranza 
a  chi  del  tuo  dolcior  sente* 


Tu  tesoro,  tu  ricchezza, 
tu  virtude,  tu  larghezza, 
tu  se^  imperiai  fortezza 
per  corona  risplendente* 


28  La  Figlia  di  Iorio 

Eravamo  in  perdimento 
per  Io  nostro  fallimento; 
tu  se^  via  di  salvamento, 
chiara  stella  d^  Oriente* 

Stella  sei  sovra  la  luna, 
più  risplendi  che  niuna; 
in  te  Cristo,  Virgo  pura, 
incarnò  Io  Dio  vivente* 

Per  noi  priega.  Virgo  degna, 
priega  Cristo  che  ne  tegna, 
che  nel  cielo  si  sovvegna 
d^esta  sua  dogliosa  gente! 

I  pellegrini  discenderanno  verso  la  polla  benefica»  sotto  I^imagine  di.  Nostra 
Donna;  si  disseteranno»  riempiranno  le  loro  fiasche»  si  bagneranno  la  fronte, 
sospenderanno  intorno  all^icona  i  voti. 

Il  Coro  delle  Offerenti 
O  Fonte  pura, 
bontà  senza  misura, 
spegni  nostra  calura 
neir acque  chiare! 

O  Fonte  piena, 
r acqua  tua  non  si  scema; 
chi  beve  di  tua  vena, 
il  ciel  gli  pare* 

O  Fonte  viva, 
da  -te  solo  deriva 
che  il  faticato  arriva 
al  riposare* 

Alici    ai  Crocifero 

Odimi,  buon  crocifero!  Se  passi 
dalla  contrada  detta  TAcquanova, 
domanda  della  casa  d^una  donna 
chiamata  Candia  della  Leonessa; 

e  dille  che  non  ebbi  pentimento, 
che  sono  puro  e  non  mi  macchierò, 
che  nella  casa  non  ritornerò 
se  non  con  Mila,  mia  per  sacramento! 


Atto  Secondo  29 


Il  Crocifero 

Iddio  guidi  il  tuo  pie,  che  non  ti  sia 
preso  ne^  lacci  o  inceso  nella  brace* 
Pastore,  pace  a  te!  Donna,  a  te  pace! 
Prieghi  per  te  la  vergine  Maria* 

Il  Coro  dei  Pellegrini 

O  Maria,  vergine  degna, 
priega  Cristo  che  ne  tegna, 
che  nel  cielo  si  sovvegna 
d^esta  sua  dogliosa  gente* 

Lo  Signor  per  meraviglia 
di  te  fece  madre  e  figlia, 
rosa  candida  e  vermiglia 
sovra  ogni  altro  fiore  aulente* 

Tu  sei  fede,  tu  speranza 
da  cui  viene  consolanza, 
bene,  gioia  ed  allegranza 
a  chi  del  tuo  dolcior  sente! 

I  pellegrini  si  allontaneranno  pel  valico  dietro  il  Crocifero» 

Aligi  moverà  verso  la  soglia  della  caverna,  ad  ascoltare  la  làuda  lontanante, 

gravato  da  una  cupa  tristezza»  Mila,  vinta  dallo  sgomento.  Io  richiamerà» 

Mila 

Aligi,  f ratei  mio!  Dammi  la  mano* 

Alici 

Mila,  il  cammino  è  là,  poco  lontano* 

Mila 

Dammi  la  mano  tua,  ch^io  te  la  baci* 

E  il  sorso  che  concedo  alla  mia  sete* 

Alici    appressandosi 

Mila,  col  tizzo  io  la  volli  bruciare* 
E  quella  mano  trista  che  t^  offese* 

Mila 

S^è  fatto  un  gran  silenzio*  Aligi,  ascolta* 
Non  cantan  più*  Con  Terbe  e  con  le  nevi, 
5Ìamo  soli,  fratello,  siamo  soli* 


30  La  Figlia  di  Iorio 

Alici 

Mila,  tu  sei  come  la  prima  volta 

là  su  la  pietra,  quando  sorridevi 

con  gli  occhi  e  avevi  i  piedi  sanguinosi* 

Mila 

E  tu,  tu  non  sei  quello  inginocchiato 
che  i  fioretti  di  San  Giovan  Battista 
posò  per  terra?  Ed  una  li  raccolse 
e  se  li  porta  nello  scapolare* 

Alici 

Mila,  una  risonanza  nella  voce 
hai,  che  mi  consola  e  mi  contrista 
come  d^  ottobre  quando  con  le  mandre 
si  cammina  cammina  lungo  il  mare* 

Mila 

Camminare  con  te  per  monti  e  spiagge, 
vorrei  che  questa  fosse  la  mia  sorte* 

Alici 

O  compagna,  preparati  al  viaggio* 
Lungo  è  il  cammino,  ma  T  amore  è  forte*. 

Mila 

Aligi,  passerei  sul  fuoco  ardente, 

e  che  Mandare  non  avesse  fine! 

Alici 

Pei  monti  coglierai  le  genzianelle 

e  per  le  spiagge  le  stelle  marine* 

Mila 

Se  dovessi  pontare  i  miei  ginocchi 
nelle  tue  péste,  mi  trascinerei* 

Alici 

Pensa  ai  riposi  quando  farà  notte! 

La  menta  e  il  timo  avrai  per  origlieri* 


Atto  Secondo  3J 


Mila 

Non  penso^  no*  Ma  lascia  anche  per  questa 
notte,  ch^io  viva  dove  tu  respiri, 
ch^io  t^  ascolti  dormire  anche  una  volta, 
che  anch^io  vegli  per  te  come  i  tuoi  cani! 

Alici 

Tu  Io  sai,  tu  Io  sai  quel  che  s^  attende* 
Con  te  partisco  Inacqua,  il  pane  e  il  sale* 
E  così  partirò  la  gfiacitura 
fino  alla  morte*  Dammi  le  tue  mani! 

Si  prenderanno  per  le  mani  guardandosi  fisamente. 

Mila 

Ah,  si  trema,  si  trema*  Tu  sei  freddo. 

Aligi,  tu  ti  sbianchi***  Dove  va 

il  sangue  del  tuo  viso  che  si  perde? 

Ella  si  scioglierà  e  con  le  mani  gli  sfiorerà  le  gote» 

Alici 

O  Mila,  Mila,  sento  come  un  tuono*** 
E  tutta  la  montagna  si  sprofonda* 
Dove  sei?  dove  sei?  Tutto  si  perde* 

Anch^egli  tenderà  le  mani  verso  di  lei,  come  uno  che  brancoli,  E  si  bace- 
ranno. Poi  cadranno  entrambi  in  ginocchio,  I^uno  di  contro  all^altra. 

Mila 

Miserere  di  noi.  Vergine  santa! 

Alici 

Miserere  di  noi.  Cristo  Gesù! 

Sarà  grande  silenzio. 

Una  Voce  di  fuori  cruda 

Pecoraio,  ti  cercano  air  addiaccio* 
Una  pecora  nera  s^è  sciancata* 

Aligi  si  alzerà,  vacillando,  e  andrà  verso  il  richiamo;  volgerà  indietro  il 
capo  a  guardare  la  donna  rimasta  in  ginocchio;  e  il  suo  sguardo  abbraccerà 
tutte  le  cose. 


32  La  Figlia  di  Iorio 

Alici 

Mila,  rimetti  Inolio  nella  lampada* 
E  aspettami*  Paura  non  avere* 
Rimetti  Tolio,  e  prega  per  la  grazia* 

Si  allontanerà  per  i  pascoli»  Mila  rimarrà  inginocchiata.  Si  udrà  venire  dalla 
lontananza  della  montagna  il  canto  dei  pastori  migranti» 

Il  Coro  dei  Pastori 

Dal^una  parte  è  il  mare, 
dair  altra  è  Roma  grande* 
La  luna  è  menomante* 
E  tempo  di  migrare! 

Apparirà  d^ improvviso ^  alla  bocca  della  caverna,  una  donna  coperta  del- 
I^ammantatura  nera,  portando  in  capo  uno  staio  di  legno»  Scorgendo  Inombra, 
Mila  sobbalzerà  sbigottita;  ma  alle  prime  parole  dell^ammantata,  riconoscerà 
la  voce  virginea» 

^Ammantata 

Figlia  di  Iorio,  venni  per  te, 
e  ti  portai  questa  còscina, 
per  dimandarti  una  grazia* 

Mila 

Ah  voce  di  cielo,  nel  mezzo 

deir anima  mia,  sempre  udita! 

L'Ammantata 

Per  te  venni  dal^Acquanova* 

Mila 

Ornella!  Ornella  tu  sei! 

Ornella  si  scoprirà  la  faccia» 

Ornella 

Sono  la  sorella  di  Aligi, 
sono  la  figliuola  di  Lazaro* 

Mila 

Perché  vestita  sei  a  lutto? 

Chi  ti  morì?  Tu  non  rispondi? 


Atto  Secondo  33 


Ornella 

Nessuno  ancor  ci  morì, 

ma  tutti  il  lutto  si  fa 

del  caro  che  andarsene  volle 

in  ruina  del  capo  suo* 

Però  se  vedessi  tu  quella, 

se  tu  la  mia  madre  vedessi, 

tremito  ti  prende***  E  cacciata 

io  sono  in  disparte,  che  ognuno 

g;rida:  ^^  Eccola  dunque  colei 

che  mise  la  spranga  alla  porta 

perché  dentro  restasse  il  malanno 

appiattato  nel  focolare  „* 

E  più  non  posso*  E  dico:  ^*  Piuttosto 

cavate  le  vostre  coltella 

e  a  pezzi  stracciatemi  „*  Questa 

è  la  mercè.  Mila  di  Godrà* 

Mila 

E  giusto,  è  giusto  che  tu 

mi  percuota,  è  giusto  che  tu 

m^  abbeveri  in  questa  amarezza*** 

Ornella 

Ma  non  piange,  non  piange  il  mio  padre* 

Ieri  da  un  motto  compresi 

ch^ei  s^era  messo  in  pensiero 

di  salire  quassù  allo  stazzo* 

Mila 

E  tu  rhai  scontrato?  Sei  certa? 

Ornella 

Non  rho  più  veduto*  Ma  sentimi* 

Ridonaci  Aligi  :  e  con  Dio  vatti, 

che  abbia  misericordia  di  te! 


Mila 

Sorella  d'AIigi,  son  senza 
peccato  inverso  il  fratel  tuo* 
Te  Io  dico:  Innanzi  al  giaciglio 
del  fratel  tuo,  sono  monda* 


34  La  Figlia  di  Iorio 

Ornella 

Dio  possente,  miracolo  fai! 

Mila 

Sono  monda,  o  innocente* 
E  questo  è  Tamor  mio* 
Già  dato  fu  r  addio 
silenziosamente* 

Incamminata  s^era 
r  anima  in  via  nascosta* 
E  andrà,  senza  far  sosta, 
per  la  sua  notte  nera* 

Ornella 

U  anima  tua  m^  appare 
nuda,  o  sorella  in  Cristo* 
Fra  le  tue  ciglia  ho  visto 
la  verità  raggiare* 

Mila 

Cerca  di  lui,  cancella 
il  male  dal  suo  cuore* 
Sii  dolce  al  suo  dolore 
come  al  mio  fosti,  Ornella! 

Dietro  me,  giovinetta, 
non  lascerò  vestigi* 
O  sorella  d^AIigi, 
che  tu  sii  benedetta! 

Ornella 

Se  tu  senza  peccato 
sei  verso  il  fratel  mio, 
io  pregherò  che  Iddio 
tocchi  il  tuo  cuor  piagato* 

Ti  chiamerò  mia  suora, 
tutta  entro  me  raccolta* 
Ti  rivedrò  talvolta 
nei  sogni  dell^  aurora* 


Atto  Secondo  35 


Mila 

Addio,  Ornella,  addio! 

Ornella 
Addio! 

Mila 

Ornella,  Ornella! 

Ripetendo  con  ambascia  straziante  il  nome  della  giovinetta.  Mila  si  ritrarrà 
di  continuo  verso  Inombra  del  fondo;  mentre  I^ altra ,  soffocata  dal  singulto, 
si  allontanerà  fuggendo»  Scomparsa  Ornella,  Mila  cadrà  di  schianto  in  gi- 
nocchio dinanzi  all^imagine  di  Nostra  Donna» 

Fatemi  voi  la  grazia, 
o  Vergine  clemente, 
fate  eh* io  renda  Inanima 
mia  qui  subitamente, 
eh*  io  non  levi  la  faccia, 
che  qui  morta  mi  giaccia! 

Madre,  non  fui  colpevole 
sotto  i  vostri  occhi  santi* 
Non  fu  peccato*  Muoiono 
le  mie  labbra  tremanti* 
Questo  tremito  forte 
è  il  segno  della  morte* 

Sento  la  morte*  O  Vergine, 
come  rinata  fui! 
Come  la  fonte  torbida 
si  rischiarò  per  lui! 
Ora,  o  Madre,  son  pura 
per  la  mia  sepoltura* 

Sento  la  morte*  E  il  palpito 
del  cuore  non  si  stanca! 
Sento  che  cresce  il  tremito; 
ma  Inanima  non  manca* 
E  cresce  il  mio  soffrire, 
e  non  posso  morire! 

Si  leverà  impetuosamente,  con  un  grido,  vedendo  la  fiammella  della  lam- 
pada dar  I^ultimo  guizzo» 

Ah  sciagura!  La  lampada  s*è  spenta* 


36  La  Figlia  di  Iorio 


Si  udrà  risonare  un  passo  greve  su  la  roccia,  E  apparirà  Inombra  d^un 
uomo  al  limitare  della  spelonca» 

Mila  di  Godrà  guarderà  I^uomo  sopraggiunto  t  alto  nel  campo  del  chiarore. 
Mat  riconoscendolo,  gitterà  un  grido  e  si  rifugerà  nell^ombra  del  fondo.  Al- 
lora Lazaro  di  Roio  entrerà»  in  silenzio,  portando  una  corda  avvolta  al 
braccio,  come  un  bifolco  che  abbia  sciolto  il  bue, 

Lazaro  di  Roio 

Femmina,  non  avere  paura* 
.   Lazaro  di  Roio  è  venuto 
ma  senza  portare  la  falce; 
che  a  pena  di  talione 
obbligarti  non  vuole*  Cavato 
piò  che  un^  oncia  di  san§;ue  gli  fu 
sul  campo  di  Mispa;  e  tu  sai 
la  cagion  della,  sciarra  e  la  fine* 

Riderà  d^un  riso  breve  e  crudo. 

Ma  s^è  rifatto  il  mio  sangue, 
e  troppe  altre  parole  non  dico* 
Or  tu  verrai  meco  senz^  altre 
parole,  figlia  di  Iorio* 
Ho  quaggiù  r  asina  e  il  basto 
e  anco  una  corda  di  canapa 
e  una  di  sparto,  Dio  grazia* 

Mila  resterà  immobile,  addossata  alla  roccia,  senza  rispondere. 

Hai  tu  inteso.  Mila  di  Godrà? 
O  mutola  e  sorda  sei  fatta  ? 

Si  avanzerà  verso  la  donna  ridendo  bieco.  Mila  si  terrà  pronta  a  sfuggirgli. 
L^uomo  la  incalzerà.  Ella  balzerà  di  qua  e  dì.  là  ma  senza,  scampo. 

Mila 

Non  mi  toccare!  Abbi  vergogna* 
II  tuo  figlio  è  dietro  di  te* 

Aligi  apparirà  sul  limitare.  Scorgendo  il  padre,  perderà  ogni  colore  di  vita, 
Lazaro  s^  arresterà  per  volgersi  a  lui,  II  padre  ed  il  figlio  si  guarderanno 
fisamente, 

Lazaro 

Che  c^è  egli.  Aligi?  Che  è? 

Aligi 

Padre,  che  volete  voi  fare? 


Atto  Secondo  37 


Lazaro 

Che  vogflio  io  fate?  Dimanda 
rivolgete  a  me,  non  t^è  lecito» 
Ma  ti  dito  che  ptendete  voglio 
la  pecota  cotdesca  nel  cappio 
e  ttatla  dove  più  mi  talenta» 
Poi  giudichete  del  pastote» 

Alici 

Padte,  non  fatete  voi  questo* 

Lazaro 

Io  sono  il  tuo  padte;  e  di  te 

fat  posso  quel  che  m^aggtada, 

petché  tu  mi  sei  come  il  bue 

della  mia  stalla,  come  il  badile 

e  la  vanga*  E  s^io  put  ti  voglia 

passat  sopta  con  Fetpice,  il  dosso 

ditompetti,  be^  questo  è  ben  fatto* 

E  se  mi  bisogni  al  coltello 

un  manico  ed  io  me  Io  faccia 

del  tuo  stinco,  he\  questo  è  ben  fatto; 

intendi?  Inginocchiati,  e  bacia 

la  tetta,  ed  esci  catpone, 

e  va  senza  volgetti  indietto! 

Alici 

Passatemi  sopta  con  Tetpice 

ma  non  toccate  la  donna* 

Lazaro  gli  s'accosterà,  senza  più    contenere  il   furore;  e,  levando  la  corda. 
Io  percoterà  su  la  spalla, 

Lazaro 

Giù,  giù,  cane,  mettiti  a  tetta! 

Aligi  cadrà  su  i  ginocchi» 

Alici 

Ecco,  padte,  mi  ptostto, 
la  f tonte  a  tetta  piego; 
e  vi  ptego,  vi  ptego, 
al  nome  del  Dio  nostto. 


38  La  Figlia  di  Iorio 

per  quel  pianto  che  udiste 
appena  che  in  nata, 
padre,  da  voi  cullata, 
questa  mia  carne  triste; 

io  vi  prego  umilmente 
al  nome  del  Signore, 
non  calpestate  il  cuore 
del  figliuolo  dolente! 

Pel  mio  pianto  e  pel  pianto 
delPAngelo  custode, 
padre,  che  vede  e  ode 
là  da  quel  ceppo  santo! 

Lazaro 

A  che  preghi?  a  che  preghi?  Obbedisci* 

Bacia  la  terra  ed  esci  carpone* 

Maledetto  tu  fosti  nel  ventre 

e  per  tutti  i  tuoi  giorni  e  di  là* 

A  che  preghi?  Obbedisci,  obbedisci* 

Va,  va,  esci  fuori  carpone; 

e  dopo  io  ti  giudicherò* 

Ma  tu,  tu  verrai  meco  senz^  altre 

parole,  o  figlia  di  Iorio* 

Né  morta,  né  fredda  ti  vuole 

Lazaro,  per  la  Dio  grazia* 

Hai  tu  inteso.  Mila  di  Godrà? 

Mila 

Non  calpestare  il  tuo  figlio, 
non  fargli  quest^onta,  ma  dammi 
delle  tue  coltella  nel  petto, 
d^un  colpo  tu  freddami;  e  poi 
raccattami  fredda  e  sul  basto 
mettimi  traverso  legata 
e  mandami  innanzi  al  balivo 
dicendo  :  *^  Ecco  la  svergognata 
sortiera  !  „  E  m^  ardano  il  corpo* 


Atto  Secondo  39 


Forse  «na  caccerà  la  sua  mano 
nella  fiamma  senza  bruciarsi, 
per  trarne  ^intatto  mio  cuore* 

Lazaro 

Va,  va,  esci  fuori,  esci  fuori* 

Crudelmente  egli  percoterà  con  la  corda  il  figlio  prostrato»  Aligi  si  solleverà 
tutto  tremante. 

Alici 

II  Signore  sia  giudice,  e  giudichi 
fra  voi  e  me* 

Lazaro 

Ah,  maledetto! 
Maledetto!  T^ appicco  il  capestro*** 

Gli  getterà  il  cappio  per  prendergli  il  capo;   ma  Aligi  schiverà  la  presa  af- 
ferrando la  corda  e  togliendola  al  padre  con  una  stratta  improvvisa. 

Alici 

Cristo  Signore,  aiutami  tu, 

ch^io  non  gli  metta  addosso  la  mano, 

ch^io  non  faccia  questo  al  mio  padre! 

Furente,  Lazaro  correrà  al  limitare  chiamando. 

Lazaro 

O  lenne,  o  tu,  Femo,  venite, 

venite  a  vedere  costui 

quel  che  fa*  Minaccia  il  suo  padre! 

Accorreranno  due  bifolchi  membruti,  portando  le  corde. 

Mi  s^è  ribellato  costui! 
Legatelo  e  gettatelo  fuori* 

l  due  bifolchi  si  scaglieranno  su  Aligi  per  sopraffarlo. 

Alici 

Fratelli  in  Dio,  non  fatemi  questo! 

lenne,  lenne,  non  farmi  quest^onta! 

I  bifolchi  Io  terranno  serrato  e  cercheranno  di  legarlo,  trascinandolo,  mentre 
egli  si  divincolerà. 


40  La  Figlia  di  Iorio 

Ah,  cane!  Di  peste  perissi! 
No,  no,  no!  Mila,  Mila,  corri, 
prendimi  là  un  ferro*  Mila!  Mila! 

Si  udrà  ancora   la   sua   voce   rauca  e  disperata,   mentre   Lazaro   chiuderà   a 
Mila  Io  scampo. 

Mila 

Aligi,  Aligi,  Dio  ti  vaglia! 

Dio  ti  vendichi!  Non  disperare* 

Forza  non  ho,  forza  non  hai* 

Ma,  finché  m^è  in  bocca  il  mio  fiato, 

sono  di  te,  sono  per  te! 

Abbi  fede*  L^  aiuto  verrà* 

Fa  cuore.  Aligi*  Dio  ti  vaglia! 

Mila  starà  con  gli  occhi  fissi  a  quella  parte,  con  I^orecchio  teso  per  cogliere 

le  voci»  Nella  breve  tregua,  Lazaro  scruterà  la  caverna  insidiosamente. 

Si  udrà  in  lontananza  il  cantare  di  un^altra  Compagnia  trapassante  pel  valico. 

Lazaro 

Femmina,  or  tu  hai  veduto 

che  il  padrone  son  io*  Do  la  legge* 

Rimasta  sei  sola  con  me* 

Si  comincia  a  far  sera;  e  qui  dentro 

è  già  quasi  notte*  Paura 

non  avere.  Mila  di  Godrà*** 

Ma  che  guati  per  là?  che  aspetti? 

Mila 

Nulla  aspetto*  Non  viene  nessuno* 

Vigilerà,  nella  speranza  di   vedere  apparire   Ornella   per   salvazione.   Dissi- 
mulando e  temporeggiando,  tenterà  d^  ingannare  I^uomo. 

Lazaro 

Sei  sola  con  me*  Non  avere 

paura*  Ti  sei  persuasa? 

Mila    lentamente 

Ci  penso,  Lazaro  di  Roio, 

ci  penso,  a  quel  che  prometti*** 
Ci  penso*  Ma  chi  m^ assicura? 


Atto  Secondo  41 


Lazaro 

Non  ti  scostare»  Mantengo 

quel  che  prometto,  ti  dico* 

Mila 

E  Candia  della  Leonessa? 

Lazaro 

Metta  amata  saliva  e  con  quella 
bagni  il  filo  di  canapa  e  torca* 

Mila 

E  tre  figlie  tu  hai  nella  casa, 

e  la  nuora»  Non  mi  confido» 

Lazaro 

Vien  qua»  Non  ti  scostare»  Qua,  senti: 

ho  venti  ducati  cuciti 

dentro  la  pelle»  Li  vuoi? 

Palperà  l'orlo  della  sua  casacca  di  pelle  di  capra»  Poi  se  la  toglierà  di  dosso 
e  la  getterà  per  terra,  ai  piedi  della  donna. 

Mila 

Vo^  prima  vedere  ;  vo^  prima 

contare,  Lazaro  di  Roio» 

Ora  prendo  le  forbici  e  sdrucio» 

Lazaro 

Ma  che  guati?  Ah,  magalda,  tu  certo 
preparando  mi  vai  qualche  sorte, 
e  tenermi  a  bada  ti  credi» 

Egli  l'assalirà  per  prenderla.  La  donna  gli  sfuggirà  nell'ombra,  andrà  a  ri- 
fugiarsi presso  il  ceppo  di  noce. 

Mila 

No!  No!  No!  Lasciami!  Lasciami! 
Non  mi  toccare»  Ecco,  viene!  Ecco  viene 
la  tua  figlia»»»  Ornella  ora  viene» 

Ella  si  aggrapperà  all'Angelo  perdutamente,  per  resistere  alla  violenza. 

No,  no!  Ornella,  Ornella,  aiuto! 


42  La  Figlia  di  Iorio 


D^  improvviso,  alla  bocca  della  caverna,  apparirà  Aligi  disciolto»  Vedrà  il 
viluppo  nell'ombra»  Si  precipiterà  contro  il  padre»  Scorgerà  nel  ceppo  rilu- 
cere l'asce  ancora  infissa»  La  brandirà,  cieco  di  orrore» 

Aligi 

Lasciala,  per  la  vita  tua! 

Colpirà  il  padre  a  morte»  Ornella,  sopravvenuta,  si  chinerà  a  riconoscere 
nell'ombra  il  corpo  stramazzato  a  pie  dell'Angelo»  Gitterà  un  gran  grido» 

Ornella 

Ah!  E  io  t^ho  sciolto!  E  io  t'ho  sciolto! 


Si  vedrà  un'aia  grande;  e  al  fondo  «na  quercia  venerabile 
per  vecchiezza;  e,  dietro  il  tronco^  la  campagna  limitata  dai 
montit  solcata  dalla  fiumana.  Si  vedrà  a  manca  la  casa  di  La- 
ZàrOf  la  porta  aperta,  il  portico  ingombro  di  strumenti  rurali; 
a  dritta,  il  fienile,  il  frantoio,  il  pagliaio* 


44  La  Figlia  di  Iorio 


Il  càdsuvere  di  Lazaro  ssivà,  steso  sul  suolo  nudo,  dentro 
la,  ca.sa.f  poggiato  il  capo  a  un  fascio  di  sermenti,  secondo 
il  costume*  E  le  LamenTATRICI  gli  staranno  dintorno  ingi- 
nocchiate; e  per  fare  il  lamento  si  chineranno  V  una  'verso 
V altra  tenendo  fronte  con  fronte*  Sotto  il  portico,  fra  l'aratro 
e  il  tino,  staranno  le  donne  del  parentado,  e  SPLENDORE  e 
Fa  VETTA,  Tiù  oltre,  ViENDA  DI  GlAVE  sarà  seduta  su  una 
pietra,  con  l'aspetto  di  una  morente,  confortata  dalla  sua 
madre  e  dalla  sua  matrina*  Sola  ORNELLA  sarà  sotto  V albero, 
con  lo  sguardo  risolto  'verso  il  sentiero.   Tutte  in  gramaglia* 

Il  Coro  delle  Lamentatrici 
lesu  Cristo,  lesu  Cristo, 
rhai  possuto  sofferire! 
D^esta  morte  zze\\et2iì2i 
dovìa  1.2iZ2ito  morire! 
S^è  veduto  a  vetta  a  vetta 
tutto  il  monte  isbigottire* 
S^è  veduto  in  ciel  Io  Sole 
la  sua  faccia  ricuoprire* 

Ahi,  ahi!  Lazaro,  Lazaro,  Lazaro! 
Ahi,  che  pianto  si  piange  per  te! 

Requiem  asternam  dona  ei.  Domine* 

Ornella 

Ora  viene!  Ora  viene!  Fra  poco 
viene*  Ecco,  laggiù  alla  svolta. 
Io  stendardo  nero  apparito! 
Sorelle,  pensate  alla  madre* 

Splendore 

Favetta,  va  tu,  va  e  parla* 

Favetta 

Sorella,  va  e  dille:  Ecco  viene* 

Splendore 

Io  cuore  non  ho  di  toccarla* 

Sta  fisa,  e  ciglio  non  muove* 


Atto  Terzo  45 


Le  Tre  Sorelle 

Ah  perché,  perché  siamo  nate? 
Perché  ci  partorì  nostra  madre? 
Ci  prendesse  tutte  in  un  fascio 
la  morte  ci  portasse  con  sé! 

Il  Coro  delle  Parenti 

Ah  che  pietà  della  carne 
cristiana,  della  vita  nostra, 
di  tutta  la  gente  che  nasce 
dolora  trapassa  e  non  sa! 

Ornella 

Silenzio!  Silenzio!  S^è  alzata, 
cammina,  ora  viene  alla  soglia* 

Il  Coro  delle  Lamentatrici 

Candia  della  Leonessa 
dove  vai?  Chi  t^ha  chiamata? 
Sigillata  è  la  tua  bocca, 
il  tuo  piede  è  catenato* 
Lasci  dietro  a  te  la  morte 
e  tMmbatti  nel  peccato! 
Unque  vai,  unque  ti  volti, 
il  cammino  è  disperato* 

Ahi,  ahi,  cenere  misera,  ahi,  vedova 
ahi  madre!  lesu  lesu,  pietà! 

De  profundis  clamavi  ad  te.  Domine* 

La  madre  apparirà  su  la  soglia»   Le  figlie    faranno  I^  atto  di   sostenerla ,  tre- 
pidando* Ella  le  guarderà  attonita» 

Ornella 

Mamma,  fa  cuore*  Siamo  qui  con  te* 
Alla  prova  più  trista  Iddio  ti  chiama* 

Candia  della  Leonessa 

E  d^una  tela  viense  tanta  trama 
e  d^una  fonte  viense  tanto  fiume 
e  d^una  quercia  viense  tante  rame 
e  d^una  madre  tante  creature! 


46  La  Figlia  di  Iorio 

Il  Coro  delle  Parenti 

Gesù  Gesù  che  non  esca  di  senno! 

Miserere  di  lei,  Vergine  santa! 

Le  Tre  Sorelle 

Sventura  nostra!  Maledette  siamo 
da  Dio*  Siamo  rimaste  sole  in  terra! 

Candia 

II  core  ho  perso  à^un  dolce  figliuolo, 
or  è  trentatre  giorni,  e  non  Io  trovo! 
Uhai  tu  veduto,  Thai  tu  riscontrato? 

—  Io  sul  Monte  Calvario  Tho  lasciato* 

Il  Coro  delle  Parenti 

O  Madonna  del  Santo  Venardì, 
miserere  di  lei*  Ora  prò  nobis* 

Le'donne  del  parentado  s'inginocchieranno  pregando, 

Candia 

Ecco  e  la  Madre  si  mette  in  cammino, 
viene  alla  vista  del  suo  dolce  figlio* 

—  Madre,  portato  avessi  un  sorso  d^ acqua! 

—  Figlio,  non  so  né  strada  né  fontana; 
ma  se  la  testa  un  poco  puoi  chinare, 
una  goccia  di  latte  io  ti  vo^  dare  ; 

e,  se  latte  non  esce,  tanto  spremo 
che  tutta  la  mia  vita  esce  del  seno*** 

Si  udrà  di  lontano,  nella  profondità  della  valle,  il  rullo  del  tamburo  allentato 
che  conduce  il  corteo  funebre» 

Splendore 

Mamma  chi  parla  in  te?  Chi  senti  tu 
dentro  parlarti,  dentro  le  tue  viscere? 

Il  Coro  delle  Parenti 
Miserere  di  lei*  Ora  prò  nobis* 

Le  donne  si  leveranno  e  si  aduneranno  sotto   la  quercia   a  guatare    verso   il 
sentiero. 


Atto  Terzo  47 


Ornella    a  gran  voce 

Madre,  ora  viene  Aligli,  viene  Aligi 
a  pigliar  perdonan^a  dal  tuo  cuore, 
a  bevere  la  tazza  del  consolo 
dalle  tue  mani*  Svegliati  e  sta  forte* 

Le  figlie  sosterranno  la  madre  demente    e  la   ricondurranno    sotto  il  portico» 
udrà  la  marcia  funebre  avvicinarsi. 

La  voce  di  Iona 

O  vedova  di  Lazaro  di  Roio, 
o  gente  della  casa  sciagurata, 
allerta,  allerta!  Viene  il  Penitente* 

Sul  ritmo  di  morte  si  svolgerà  il  coro  delle  donne  adunate» 

Il  Coro  delle  Parenti 

—  Oh  che  turba  di  gente  viene  dietro 

10  stendardo!  Vien  tutta  la  contrada* 

—  Iona  di  Midia  porta  Io  stendardo* 

—  E  che  silenzio,  come  a  processione! 

—  Ah  che  pietà!  Sul  capo  il  velo  nero* 

—  Le  ritorte  di  legno  alle  sue  mani, 
come  pesanti,  grosse  come  un  giogo! 

—  E  col  càmice  bigio  e  i  piedi  scalzi* 

—  Ah  chi  ci  regge?  Io  metto  faccia  in  terra 
e  chiudo  gli  occhi,  e  non  voglio  vedere* 

—  Ah  che  pietà!  Guarda  la  gente,  come 
è  muta!  Viene  tutta  la  contrada* 

Apparirà  lealtà  statura  di  Iona  con  Io  stendardo  funereo»  Dietro  di.  lui  verrà 
il  parricida  vestito  d^un  càmice,  col  capo  coperto  d^un  velo  nero,  con  ambe 
le  mani  strette  da  pesanti  ritorte  di  legno»  Un  uomo  gli  starà  da  presso  te- 
nendo la  mazza  pastorale  istoriata?  un  altro  avrà  la  scure?  altri  porteranno 
I^Angelo  avvolto  in  un  drappo  e  Io  poseranno  a  terra»  La  turba  si  accal- 
cherà nello  spazio,  tra  Inalbero  e  il  pagliaio.  Le  Lamentatrici,  trascinatesi 
carponi  alla  soglia  della  casa,  leveranno  il  grido  verso  il  morituro» 

11  Coro  delle  Parenti 
Ahi,  che  destino  amaro! 
E  che  mai  si  prepara? 
Qual  dolore  più  grande 
si  prepara?  qual  pianto? 
Non  han  lacrime  gli  occhi 
per  pianger  questo  pianto* 


48  La  Figlia  di  Iorio 


Il  Coro  delle  Lamentatrici 

Figlio  Aligi,  figlio  Aligi, 
che  hai  fatto?  che  hai  fatto? 
Chi  è  questo  insanguinato? 
chi  rha  corco  sopra  il  sasso? 
È  venuta  Torà  tua* 
Nero  il  vino  del  trapasso! 
Mano  tnozzàf  morte  infame, 
mano  mozza,  corda  e  sacco! 

Ahi,  ahi,  figlio  di  Lazaro,  Lazaro 
è  morto,  ahi,  ahi,  ucciso  da  te! 

Libera,  Domine,  animam.  servi  tui* 


Le  Tre  Sorelle 

Madre,  che  fai?  Non  ci  conosci  più? 
Donàmogli  commiato,  a  lui  che  parte* 
E  poi  ci  colcheremo  tutte  in  pace, 
a  fianco  a  fianco,  nel  Ietto  di  giù* 

Iona  di  Midia 

Trist^a  te,  Candia  della  Leonessa! 
Or  t^  abbiamo  condotto  il  Penitente 
perche  da  te  la  tazza  del  consólo 
riceva,  prima  di  piombar  nel  gorgo* 
Escito  egli  è  dalle  viscere  tue* 
T^è  conceduto  alzargli  il  velo  nero, 
accostargli  alla  bocca  il  beveraggio, 
che  molto  amara  sarà  la  sua  morte* 

Salvum  fac  populum  tuum.  Domine* 
Kyrie  eleison* 

La  Turba 

Christe  eleison*  Kyrie  eleison* 

Iona  porrà  una  mano  su  la  spalla  di  Aligi  per  sospingerlo»  Il  Penitente  ve- 
lato farà  un  passo  verso  la  madre  j  poi  cadrà  su  Ì  ginocchi»  dì.  schianto. 


Atto  Terzo  49 


Aligi 

Laudato  Gesù  e  Maria! 

Ma  voi  madre  chiamare  non  piò 

m^è  dato,  non  più  benedire 

m^è  dato,  che  la  bocca  è  d^  inferno, 

quella  che  da  voi  succhiò  il  latte, 

o  la  più  sventurata  di  tutte 

le  donne  che  hanno  nutrito 

il  suo  figlio  che  gli  hanno  cantato 

il  sonno  nella  culla  e  nel  grembo* 

Oh  no,  non  alzate  il  mio  velo, 

non  alzate  il  velo  mio  nero, 

che  non  vi  comparisca  dinanzi 

la  faccia  del  peccato  tremendo! 

La  Turba 

Oh  povera,  povera!  Guarda, 
non  piange*  Pianger  non  può* 
Santa  Vergine,  misericordia! 
Miserere  di  lei,  lesu  Cristo! 

Aligi 

E  voi,  voi,  non  più,  creature, 
m^è  dato  chiamare  sorelle, 
né  più  nominar  vostri  nomi 
che  parvero  farvi  più  belle* 

Né  li  canterà  Tamor  vostro 

sotto  la  finestra  al  sereno; 

che  niuno  vorrà  le  sorelle 

di  Aligi*  E  ora  il  miele  è  veleno* 

La  Turba 

Abbine  pietà,  buono  Iddio* 

Miserere,  Gesù,  miserere! 

Alici 

E  tu  che  di  spine  guanciali 

e  di  rovi  avesti  lenzuola, 

tu  hai  con  Gesù  gli  sponsali? 

per  sempre  Maria  ti  consola* 


50  La  Figlia  di  Iorio 

La  Turba 

Maria,  la  mercè  non  §fli  manche 
Mercè  pel  suo  grande  martòro! 
Mettila  tra  gli  Angeli  bianchi! 
Mettila  tra  le  Màrtiri  d^oro! 

Iona 

Aligi,  hai  detto  il  ttto  dire* 
Su,  levati  e  andiamo,  ch^è  tardi» 
O  Candia,  la  madre  tu  sei* 
Tu  dagli  la  tazza,  ch^ei  beva* 

Ornella  presenterà  alla  madre  la  ciotola  del  vino  misturato.  Aligi  si  trascinerà 
su  i  ginocchi  verso  la  porta  della  casa,  e  alzerà  la  voce  invocando  il  defunto» 

Alici 

Padre,  padre,  padre  mio  Labaro, 

odimi*  Tu  il  fiume  passasti 

con  la  bara,  ed  era  pesante 

più  d^un  carro  di  buoi  la  tua  bara* 

Or  io  men  vado  al  fiume,  nel  fondo, 

e  dopo  io  ti  vengo  a  trovare; 

e  tu  mi  vieni  sopra  con  ^erpice, 

per  ^eternità  mi  dirompi, 

per  ^eternità  mi  dilaceri* 

Padre  mio,  fra  poco  son  teco* 

La  madre  camminerà  verso  di  lui,  nell^orrore.  Si  chinerà,  solleverà  il  velo, 
con  la  sinistra  mano  premerà  al  seno  la  guancia  del  figlio,  con  la  destra 
prenderà  la  tazza  recatale  da  Ornella,  1^  accosterà  alle  labbra  del  morituro. 
Si  udrà  un  vocio  confuso  della  gente  più  discosta,  giù  pel  sentiero, 

Iona 

Suscipe,  Domine,  servum  tuum* 
Kyrie  eleison* 

La  Turba 

Christe  eleison*  Kyrie  eleison* 
Miserere,  Deus,  miserere* 

Nelle  profondità  della  moltitudine  scoppieranno  grida  di  furore,  rapidamente 
coprendo  l^implorazione  pietosa. 

—  La  figlia  di  Iorio!  La  figlia 
di  Iorio!  Mila  di  Godrà! 


Atto  Terzo  5J 


—  È  la  figlia  di  lorio^  che  viene* 

—  Largo^  largo!  Lasciate  passate! 

—  Lasciatela,  al  nome  di  Dio! 

Fendendo  la  turba^  apparirà  Mila  di  Godrà  impetuosamente. 

Mila 

Madte  d^ Aligi,  sorelle 
d^ Aligi,  sposa,  patenti, 
stendardieto  del  Malificio, 
popolo  giusto,  giustizia 
di  Dio,  sono  Mila  di  Codta* 
Mi  confesso*  Datemi  ascolto* 

Iona 

Silenzio!  Silenzio!  Lasciate 
che  patii,  al  nome  di  Dio! 

Mila 

Aligi,  figliuolo  di  Lazato, 
è  innocente*  Commesso  non  ha 
patticidio*  Ma  sì  il  suo  padte 
ucciso  da  me  fu  con  Tasce* 

Alici 

Mila,  innanzi  a  Dio  tu  ne  menti! 

La  Turba 

Alle  fiamme!  Alle  fiamme!  Su,  Iona, 
daccela,  che  noi  la  btuciamo* 
Alla  catasta  la  maga! 
Alla  stessa  ota  petiscano! 

Mila 

Aligi,  petdonata  da  te 
non  satò  se  pute  da  Dio! 
Ma  debbo  scoptit  la  mia  ftode* 
Otnella,  né  tu  mi  guatdate 
così  come  fai*  Ch^io  sia  sola! 
Aligi,  lavotasti  nel  ceppo, 
ah  miseto  te,  co^  tuoi  f etti 
r  effige  deirÀngelo  malo* 


52  La  Figlia  di  Iorio 

Iona   con  un  atto  di  scongiuro 

Recede  ergo*** 

La   Turba    segnandosi 

♦  ♦  ♦  in  nomine  Patris  et  Filii 
et  Spiritus  sancti*  Amen* 

Mila    continuando 

E  lasciasti  Tasce  nel  ceppo* 

Ora  «ditemi^  gente  di  Dio* 

Una  grande  potenza  venuta 

era  in  me  sopra  lui  vincolato* 

Quasi  notte  faceva  nel  luogo 

maligno*  Imbestiato  il  suo  padre 

presa  m^  avea  pe^  capegli 

e  mi  trascinava  furente* 

Ei  sopraggiunse  e  su  noi 

si  gettò  per  difendere  me* 

Rapidamente  brandii 

Tasce^  nell^  ombra,  colpii, 

forte  colpii,  fino  a  morte* 

Sul  colpo  gridai:  ^^Uhai  ucciso!,, 

AI  figlio  gridai:  ^^Uhai  ucciso!,. 

Parricida  Io  fece  il  mio  grido 

neir  anima  sua  ch^era  schiava* 

^^  U  ho    !  „ucciso  rispose  ;  nel  sangue 

tramortì,  più  altro  non  seppe* 

Candia  con  ambe  le  braccia  t  scossa  da  un  fremito  quasi  di  belva,  afferrerà 
il  figlio  ridivenuto  suo.  Da  lui  si  distaccherà,  con  violenza  selvaggia  si  avan- 
zerà verso  la  nemica»  Ma  le  figlie  la  tratterranno»  Ella  parrà  novamente  sva- 
nirsi, guardando  il  figlio  ebro  ed  estraneo» 

Il  Primo  Semicoro 

Lode  a  Dio!  Gloria  a  Dio!  Gloria  Patri! 

Iddio  tolse  r  infamia  da  noi* 

La  vergogna  non  è  sopra  noi* 

Lode  a  Dio!  Gloria  a  Dio!  Gloria  Patri! 

Il  Secondo  Semicoro 

Alle  fiamme,  alle  fiamme  la  maga! 

O  sortiera,  e  pigliamo  il  tuo  capo! 


Atto  Terzo  53 


II  pastore  è  innocente*  Sia  sciolto, 
liberato,  renduto  alla  madre! 

E  ìiif  Candia,  tu  strappale  il  cuore, 
tu  mangiale  il  cuore,  alla  strega! 
Voi  lasciatela*  Cuore  per  cuore! 
Su,  lasciatela  !  Sangue  per  sangue  ! 

Tutto  il  Coro 

Su  lasciatela,  che  la  calpesti, 
che  sotto  le  calcagna  le  schiacci 
tempia  e  tempia,  che  i  denti  le  sgrani! 
Alle  fiamme  la  maga,  alle  fiamme! 

Mila 

Sì,  sì,  popolo  giusto,  sì,  popolo 
di  Dio,  piglia  vendetta  su  me* 
E  ^Angelo  apostatico  mettilo 
nella  catasta  con  me, 
che  faccia  la  fiamma  per  ardermi, 
che  si  consumi  con  me* 

AI  cenno  di  Iona,  taluni  del  popolo  armati  di  accette  risaliranno  I^  altura 
scomparendo  giù  nell^opposta  pendice  a  tagliare  la  legna  resinosa  per  la  ca- 
tasta espiatoria. 

Aligi 

Oh  voce  di  promessa  e  di  menzogna! 
Come  dolce  piangevi  e  sorridevi. 
Mila,  sola  con  Vetbe  e  con  le  nevi, 
chinata  al  ploro  della  mia  sampogna! 

Deh  fate  ch^io  non  labbia  udita  mai! 
Spegnete  il  sole  in  me  della  sua  faccia! 
Toglietemi  dal^anima  ogni  traccia* 
Non  udii,  non  credetti,  non  sperai* 

O  ch^io  muoia,  non  veda  io  più  la  stella! 
Sì,  tu  toglimi,  Iona,  le  ritorte, 
che  maledirla  io  possa  oltre  la  morte* 
Ma  non  ^ardete,  no:  la  fiamma  è  bella! 

Mila,  sconvolta  dal  soffio  del  ricordo  che  passa  nel  lamento  di  Aligi,  sentirà 
vacillare  il  suo  coraggio. 


54  La  Figlia  di  Iorio 

Mila 

Anima,  anima  mia,  non  mi  tremare! 
O  cuore,  ecco  la  fine  d^ogni  affanno* 
Pace!  Quei  fiori  non  rifioriranno, 
ch^io  porto  chiusi  nello  scapolare* 

Ma  colpita  dall^  imprecazione  di.  Aligi  si  volgerà  bianca  dì.  dolore  e  di  terrore. 

Aligi,  no!  Non  rinnegarmi***  Ah  taci! 
Non  puoi,  non  devi*  No,  non  maledire! 
Per  te  palpiterà  fin  nelle  spire 
della  fiamma  il  mio  cuore,  fin  su  le  braci* 

Aligi,  no!  Tu  non  puoi,  tu  non  puoi* 
Mi  calpestino  tutti,  ma  tu  no! 
Non  rinnegarmi.  Aligi!  Morirò*** 
Ah,  ^orrore  di  me  negli  occhi  tuoi! 

Iona  darà  a  taluno  di  sua  gente  Io  stendardo^  e  s^  avanzerà  verso  Aligi  per 
togliergli  le  ritorte»  Libero  dalle  ritorte  i  polsi»  libero  dal  velo  nero  il  capo. 
Aligi  tenderà  le  mani  verso  Mila  in  atto  di  maledizione  »  cadendo  fra  le 
braccia  della  madre,  preso  dalla  vertigine;  e  le  maggiori  sorelle  e  le  donne 
del  parentado  gli  saranno  intorno» 

Ornella 

E  ^ebrezza  del  tristo  beveraggio* 
Ei  non  ode,  non  vede,  non  comprende* 
O  Mila,  io  guardo  Tamor  tuo  che  splende 
tutto  levato  in  cima  al  tuo  coraggio! 

O  sorella  in  Gesù,  quel  che  ti  dissi 
su  la  montagna  è  sempre  nel  cuor  mio* 
Io  ti  son  testimone  innanzi  a  Dio* 
Neiranima  tua  pura  ho  gli  occhi  fissi* 

Fa  VETTA  e  Splendore 

Madre,  madre  ti  torna*  Fa  cuore* 
O  madre,  perché  tremi  ancora? 
Perduto  Tavevi,  il  tuo  figlio; 
perduto  il  fratel  nostro  caro* 
Ed  ecco  ci  torna,  ecco  è  salvo* 
E  ^Angelo  suo  là  nel  ceppo 
più  non  ha  la  macchia  di  sangue, 
ma  ti  guarda  e  dice  :  *^  E  innocente  ,,* 


Atto  Terzo  55 


La  Turba 

—  Scioglilo,  Iona*  Ha  il  delirio» 

—  Ha  pteso  il  solatio  nel  vino» 

—  Che  la  madre  Io  stenda  sul  Ietto* 

—  Che  il  sonno  gli  venga,  che  dornia* 

—  Che  Gesù  Cristo  Tacqueti* 

Il  Coro  delle  Parenti 

—  Non  isbigottite*  E  quel  vino* 

—  E  la  vertigine  calda* 

—  Stendetelo!  Lasciate  che  dorma! 

—  Vienda!  Vienda!  Ti  torna* 

—  Uuno  e  Taltra  dal  mondo  di  là! 

—  Laus  Deo!  La«s  Deo!  Gloria  Patri! 

Iona  metterà  le  ritorte  a  Mila  di.  Godrà  che  gli  tenderà  i  polsi»  La  testa 
le  coprirà  col  velo  nero*  Poi,  ripreso  Io  stendardo  del  Malificio,  sospingerà 
la  vittima  verso  la  turba» 

Dalla  violenza  vorticosa  della  moltitudine  Mila  sarà  tratta  su  per  I^  altura 
onde  già  discese  il  corteo  funebre  col  Penitente,  Eretta  di  contro  all^  on- 
deggiamento dell^ira,  ella  apparirà  per  alcuni  istanti  sul  vertice  percossa  dai 
fuochi  del  tramonto  autunnale  come  dai  riflessi  del  rogo,  prima  di  scendere 
nell^ombra  della  china  opposta.  Allora  Ornella,  rivolta  a  lei,  la  chiamerà  a 
gran  voce  sopra  il  clamore  furente, 

Iona 

Popolo  gitisto,  ti  do 

nelle  mani  Mila  di  Codra* 

La  Turba 

Alle  fiamme,  alle  fiamme  la  figlia 

di  Iorio!  La  figlia  di  Iorio 

alla  catasta,  air  inferno! 

Ornella 

Mila,  Mila,  sorella  in  Gesù, 

il  Paradiso  è  per  te! 

Mila 

La  fiamma  è  bella!  La  fiamma  è  bella!